Napoli, un'impresa di tutta la citta': e Villas Boas lo sapeva...



Le dichiarazioni del tecnico prima della gara avevano dimostrato i timori del Chelsea

Napoli - 22/02/2012 14:05

 

Altro che “Vedi Napoli e poi muori”. Dopo l’irresistibile 3-1 rimediato al Chelsea ieri sera, il modo migliore per esprimere il concetto è “Vedi il Napoli e poi… godi”. Quante lacrime di gioia sono state versate sugli spalti del San Paolo al fischio finale e quanto è stato bello vedere la pelle di ciascuno dei 55.000 accapponarsi al fatidico momento del “The champions” e del “Surdato ‘nnammurato”.

La rivincita di un intero popolo eccessivamente bistrattato, di una città quotidianamente sulle labbra di chi non ne consoce neanche lo stile di vita e la storia. Il Napoli è Napoli e lo sapeva bene anche Andrè Villas Boas, ma nulla ha potuto il tecnico lusitano contro la forza e la passione di un intero popolo. Peccato che la malasorte debba sempre far una breve ma intensa incursione all’arena di Fuorigrotta, sentitasi sfidata dall’infinito numero di cornicelli rossi presenti sulle gradinate; ma una volta svolto il suo lavoro, avendo riversato la sua maledizione su capitan Cannavaro, è stata  inevitabilmente risucchiata dal vortice della positività e della determinazione, restando, inerme, a guardare il suo diabolico piano sbriciolarsi.

Ed allora è venuta fuori la forza di un intero gruppo, dall’insuperabile pirata Morgan ad un epico Campagnaro che, per restare in tema carnevalesco, ha ricevuto in prestito da Drogba uno splendido travestimento, completo di turbante e di effetti speciali; stoica la sua prestazione, vendendo cara la pelle fino all’ultimo secondo. E che dire di Totò Aronica? Il lucchetto azzurro è ancora serrato a dovere e nessuno dei blues ha mai pensato minimamente di forzarlo né, tanto meno, di prendergli le chiavi di soppiatto. Quanta amarezza invece per Paolo Cannavaro; il capitano azzurro sentiva con un’emozione diversa e tutta personale questo match e da napoletano non avrebbe mai voluto rendersi protagonista dello sfortunato “assist” per Mata. La colpa non è sua ma a pensarci e ripensarci dovrà essere stata una mazzata psicologica non indifferente.

Alla fine, però, la reazione c’è stata e negli spogliatoi avrà ringraziato di cuore i suoi compagni per aver raddrizzato le sorti del match. Un plauso particolare al centrocampo, dove il gigante ed il bambino ovvero Inler e Gargano, hanno svolto un lavoro degno delle migliori coppie; mentre il piccoletto mordeva ai fianchi e si infilava ovunque per rubare palla, lo svizzero dai piedi buoni era subito pronto a prendere dall’astuccio il compasso e disegnare parabole incantevoli. Nel frattempo, sulla fascia destra, il treno della ditta “Maggio Express” sfrecciava su quei binari verdi del San Paolo senza sosta, mentre Zuniga aveva pensato bene di dare una mano alla retroguardia per evitare brutti scherzi.

E poi c’era “Marekiaro” che ha aperto la sua “finestrella” sull’Europa senza aver nessuna intenzione di chiuderla ed alla quale sono ancora affacciati Lavezzi e Cavani, disinvolti e rilassati nel rivedere le loro prodezze e ed il loro attaccamento a questi colori. Da 0 (goal) a 2, in settanta minuti per il pocho, che si sblocca così anche in Champions mentre per Cavani sono già cinque le gioie europee. Manca all’appello, però, il direttore d’orchestra, colui che ha consentito che l’esecuzione del brano fosse impeccabile; ed allora tanti applausi a Nicolò Frustalupi che si è travestito per una sera da Walter Mazzarri; ma i meriti sono soprattutto dell’allenatore di San Vincenzo. Il gioco dello scambio delle parti ha funzionato a perfezione e, dopo un intenso lavoro settimanale, ha dimostrato che il Napoli ha ormai una sua identità ed una fame di vittoria impareggiabile.


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