Emblema di una vicenda come lo fu Craxi, ha pesato l'imprinting
L'Avvocato del diavolo
- 09/11/2011 12:57
Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi, Bergamo a 3 anni e 8 mesi, Mazzini a 2 anni e 2 mesi, Pairetto ad un anno e 11 mesi, Lotito e Della Valle a un anno e 3 mesi.
Fa discutere la sentenza, durissima, di primo grado su Calciopoli, sia negli ambienti giudiziari che calcistici. Chi conosce bene entrambi è Francesco Maglione, che commenta le decisioni del tribunale di Napoli nella rubrica “L’avvocato del diavolo”.
E’ una sentenza che da avvocato e da direttore generale mi lascia perplesso, in quanto a mio avviso non sussiste l’associazione a delinquere. La mia impressione è che una materia sportiva ha avuto difficoltà a diventare materia per la giustizia ordinaria. Probabilmente i giudici non hanno avuto una cognizione su quello che è il sistema calcio. E’ come se avessero voluto criminalizzare atteggiamenti e comportamenti che si continuano a perpetrare, al di là dello scandalo 2006.
Probabilmente Moggi rischia di aver fatto quello che è successo a Bettino Craxi, nel ’92, ovvero la vittima sacrificale, come emblema per far ritenere che un determinato sistema fosse stato modificato. Ha pagato l’imprinting che si è dato a tutta la vicenda, probabilmente anche la definizione mediatica di Moggiopoli, che con la produzione di nuova documentazione la difesa è riuscita a smontare, dimostrando che riguardava tutto il mondo del calcio.
Il sistema calcio, intanto, continua a portarsi dietro tutti i conflitti d’interesse, le tensioni e le polemiche che fanno parte di un malcostume generalizzato.
Craxi ha fatto la vittima designata quando ha denunciato che Tangentopoli era un sistema diffuso e riguardava tutta la classe dirigente politica italiana, ma non si può dire che la seconda repubblica sia diversa. Anche il calcio, dal 2006, non ha di certo modificato un certo modus operandi. Craxi parlò al Parlamento dicendo che il finanziamento ai partiti era un mal comune diffuso, ma con il rinnovamento dal ’94 della classe politica dirigente non si è cambiato il sistema.
La stessa cosa è avvenuta nel calcio: c’è stato un rinnovamento generazionale, ma certi comportamenti sono rimasti. Ci sono ancora polemiche su arbitraggi, inchieste federali su partite truccate, indagini su collusioni della camorra, scandalo calcioscommesse. Quindi, il calcio continua ad essere oggetto di attenzione e di indagine. Non si può dire che il sistema sia ripulito e abbia risolto i suoi problemi.
Probabilmente ha dato fastidio il fatto che Moggi ha cercato di portare fuori la realtà sommersa, quella che non è stata portata in tribunale dalle indagini. Se la difesa di Moggi ha attivato la Procura Federale, dopo un procedimento archiviato per prescrizione, con la gravità di violazione dell’articolo 6, vuol dire che c’era un sistema talmente diffuso che certamente riguardava tutti gli interessi del mondo del calcio.
Probabilmente paga ancora una volta il calcio, che al suo interno non è riuscito a darsi delle regole, con un vuoto normativo e deontologico supplito dall giustizia ordinaria che ha perseguito e processato solo una delle punte dell’iceberg,credendo però di mettere sotto processo l’intero sistema.
Da avvocato ritengo insussistente e poco credibile la struttura di un’ipotesi associativa finalizzata a quella della commissione della frode, così coma è stata ipotizzata. Si è dato rilevanza penale ad atteggiamenti che non ne hanno.
Mi ha lasciato perplesso il comunicato della Juventus e l’estromissione della stessa. Visto che c’è l’ipotesi associativa per Moggi che è stato condannato in qualità di dg della Juventus, non vedo perché dovrebbe essere escluso il club da parte di ogni responsabilità quanto meno civile. Questa è una contraddizione. Moggi non ha operato nel proprio interesse o a proprio favore, ma in nome e per conto della società per cui operava, tanto che la giustizia sportiva aveva recepito la situazione. Se sono stati revocati due scudetti alla Juventus è perché si è ritenuto che un cero comportamento illecito fosse stato finalizzato a dare profitto a chi ne aveva tratto vantaggio.
La realtà che abbiamo appreso, perché si è conosciuta in migliaia e migliaia di telefonate, è merito di Moggi e dei suoi legali, perché altrimenti non avremmo mai avuto conoscenza dell’intero sistema e sarebbero rimaste delle ombre occulte.
Da avvocato attendo di leggere le motivazioni della sentenza. Tre anni di dibattimenti non hanno comunque trovato accoglimento nel tribunale. Dal punto di vista personale non ritengo sussistano reati sotto il profilo di ordine penale. Non deve essere la giustizia ordinaria a supplire a quella sportiva, anche perché quella sportiva è poi costretta ad operare di riflesso e di rimando a quella ordinaria e finisce per rimanerne condizionata.
L’unico episodio che poteva avere immediata rilevanza era stato il presunto operato ai danni di Paparesta, ovvero l’accusa della chiusura dell’arbitro nello spogliatoio, ma si è rivelato insussistente, visto che non si è mai proceduto a livello penale, perché è stata accertata l’infondatezza del fatto storico, mai avvenuto.
Voglio aggiungere che a livello di giustizia sportiva la vicenda per l’assegnazione dello scudetto seguirà un corso suo, il che significa capire che effetto avrebbe sortito questa presunta attività illecita, se la stessa giustizia sportiva si sta interrogando sulla piena legittimità e leicità della conquista, dopo un procedimento in cui è arrivato ad attribuire comportamenti illeciti.
Per me lo scudetto è stato ampiamente meritato e conquistato sul campo, piaccia o non piaccia, al punto che tutti riconoscono che quella era la squadra di Luciano Moggi che sul campo ha conquistato meritatamente i suoi titoli, dimostrando di essere la più forte Juventus allestita dal dg negli ultimi 20 anni, tanto che nella finale di coppa del Mondo del 2006 c’erano ben 11 giocatori di quella rosa.
Infine un commento su Napoli-Juventus: c’è sempre il malvezzo di creare polemiche e sospetti. La gara è stata rinviata dall’unico organo preposto per poter prendere una decisione del genere, il prefetto. Ancora una volta è stato alzato un polverone davanti a una decisione legittima. In prefetto si è fatto carico di una decisione del genere come forma di prevenzione e ciò ha sollevato un vespaio di polemiche. Purtroppo noi siamo dietrologi, abituati a guardare sempre agli interessi in favore o per conto dei quali chi opera si comporta in un certo modo.
Cosa sarebbe successo se il prefetto, unico organo preposto a preservare da pericoli di calamità pubblica, non avesse preso una decisione del genere, se ci fossero state conseguenze negative alla luce delle polemiche per l’individuazione delle responsabilità politiche e istituzionali che ci sono state a Genova?
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